Nel cammino alla riscoperta del significato che i sensi possono offrire alla pastorale della salute, dopo aver affrontato la vista, il tatto e il gusto, il Convegno di Cagliari affronta il tema dell’odorato.

La ricerca costante del bene, della cura migliore, della salvezza di tutti sono al centro di ogni azione pastorale nel mondo della salute. L’obiettivo di prendersi cura di ogni persona si scontra tuttavia con la realtà di malati, sofferenti, poveri ed emarginati che non sempre suscitano immediatamente il desiderio di avvicinarsi e di sostare accanto a loro. Se vince la paura, o peggio l’indifferenza, si genera quello scarto che rende diseguale la società.

Il superamento di questo limite viene dal miglioramento delle capacità e competenze umane, relazionali e professionali e ancor di più è garantita dalla grazia e dalla forza che vengono dallo Spirito.

Il 23° Convegno Nazionale di Pastorale della Salute mette a tema la necessità del superamento dello scarto e lo fa utilizzando l’immagine dell’olfatto, il quarto dei sensi presi in considerazione negli ultimi anni, nella prospettiva di generare quel passaggio dall’odore sgradevole della malattia al profumo che emanano le buone azioni di cura.

L’immagine del Convegno

La grafica si propone di rimandare concettualmente in modo immediato all’idea di “profumo”, a partire – seguendo la linea utilizzata anche per i precedenti convegni – da immagini ispirate alla natura.
Il gradiente che parte dal bosco (caratterizzato da colori freddi e sensazione nebbiosa) e procede declinando per arrivare dolcemente a fondersi nella lavanda (costellata di colori caldi, accoglienti e luminosi) sottolinea il passaggio decisivo suggerito dal titolo, senza indugiare però su immagini inutilmente didascaliche o dal gusto eccessivamente forte.
L’andamento del “profumo” è suggerito anche dagli elementi grafici in sovrapposizione che fanno da contrappunto allo stile di fondo e rimandano all’idea del vento e del movimento sinuoso, progressivo ma non necessariamente lineare.
Un movimento che accompagna il titolo, proposto in foratura sul bianco in modo da rimanere ben visibile ma leggero, in concordanza con lo spirito di tutta la composizione.
L’utilizzo di un solo font contribuisce, in una proposta ricca di iconografia e di rimandi, a alleggerire l’impatto estetico e anche concettuale di tutta la grafica.

Matteo Borelli, per Nuova Editoriale Romani

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