Perché il Convegno

Obiettivo principale del Convegno è mettere a tema la questione dei sensi come strumenti di conoscenza, di diagnosi e cura, di vicinanza e accompagnamento. Dopo aver affrontato nel 2018 la vista, attraverso la dimensione dello sguardo, quest’anno è la volta del tatto, del toccare.

La grande novità del convegno di quest’anno sta nella struttura. Nei primi due giorni (lunedì 13 e martedì 14 maggio) sono previste 22 sessioni tematiche in contemporanea. L’Ufficio Nazionale ha chiamato a raccolta associazioni, ordini professionali, enti e strutture che insistono nel mondo della salute. Realtà che convergono nello stesso luogo per conoscersi, scambiarsi idee e costruire nuove alleanze. Sarà importante non perdersi nulla di quanto proposto per arricchire la professione, la vocazione e la missione di chi sta nei luoghi della sofferenza, della malattia, della fragilità. Dalla gioia di ritrovarsi come una grande famiglia, siamo certi che nasceranno nuovi progetti e nuova vitalità.

Nel pomeriggio di martedì 14 maggio avrà inizio la sessione plenaria. La prospettiva vuole essere multidisciplinare. Pertanto, dopo aver istruito il tema mediante l’analisi biblico-teologica, antropologica e pastorale intendiamo percorrere le ferite che derivano dal tocco invasivo o dalla assenza di vicinanza, per giungere a definire quali modalità sortiscono effetti di cura.

 

Il razionale dell’immagine-logo del Convegno

Partendo dall’idea già adottata l’anno scorso, si è pensato di elaborare una grafica che non avesse un diretto riferimento didascalico al tema, evitando quindi abusate immagini di dolore, di mani o di altri elementi classici, che sono capaci di dare una vaga idea dell’argomento, ma restano poveri a livello di stimoli emotivi e di possibilità di suscitare una riflessione.
Riprendendo quindi a grandi linee lo spunto del convengo sullo sguardo (visto anche il percorso concettuale in questa serie di incontri ispirati ai cinque sensi), si è pensato a come sposare la tematica con un’immagine capace – partendo anche qui dall’elemento naturale – di rimandare all’idea da esprimere in modo non banale, ma anzi dettato dall’immediatezza della sensazione. Un approccio dunque che, più che seguire stancamente il tema, prova a farlo penetrare nella coscienza.
Con questo filo conduttore, si è scelto di elaborare graficamente uno scorcio del bellissimo canyon “Antelope”. I colori e le strie naturali della grotta, uniti alla sua speciale conformazione, danno immediatamente un’impressione materica e diremmo anche “corporea”. Gli squarci che si aprono qua e là nelle sinuosità delle rocce rimandano all’interruzione dettata dal dolore citato nel titolo. La stessa posizione dell’osservatore, in basso, contribuisce alla sensazione di difficoltà.
Ma la fenditura più grande, quella in alto e posta nel fuoco dell’immagine, si apre invece su un cielo luminoso che va dall’azzurrino al bagliore bianco, con chiari e evidenti riferimenti alla Grazia che non abbandona.
Le sottili linee grafiche bianche che seguono l’andamento della composizione rimandano alla figura “tattile” delle impronte digitali. Pur restando sullo sfondo, la loro presenza all’interno della composizione è percepibile.

Matteo Borelli, per Nuova Editoriale Romani

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